Ere Geologiche

Pubblicato: febbraio 24, 2009 da checco76 in Uncategorized

Tre Eta'

La generazione di cui sono nipote aveva come luogo d’incontro il bar. Non era un bar qualsiasi, era il Bar – forse non si chiamava nemmeno bar, ma osteria – dove tutti si conoscevano e l’oste non era un qualsiasi “Lei”, ma aveva un nome .

Dove uno entrava e non doveva nemmeno ordinare. Era un luogo famigliare, dove si discuteva di tutto. Si discuteva del lavoro nei campi, dei pettegolezzi del paese, di politica, di sport (all’epoca si parlava di ciclismo e non di calcio). Era un luogo in cui capitava spesso che qualche moglie imbestialita andasse a recuperare il marito ubriaco – per l’ennesima volta – senza che nessuno ci rimasse piu’ di tanto male, perche’, a turno succedeva a tutti. Non c’erano grandi speranze, c’era solo la certezza della fatica del giorno dopo, la fatica dei campi o in fabbrica o, ancora piu’ spesso, quella dei campi all’alba, poi della fabbrica e ancora dei campi la sera.

La generazione di cui sono figlio e’ stata una generazione piu’ fortunata. E’ stata una generazione in cui nonostante anni di terrore, la speranza permeava l’aria. E’ stata una generazione di ideali, di battaglie (giuste e/o sbagliate che fossero), di lotte. E’ stata una generazione di grande “spinta”, di conquiste sociali, di rabbia anche. E’ forse stata la generazione piu’ libera (nel senso mentale del termine) di sempre.

E la mia generazione? Mio Dio… Mi vengono i brividi. Non ho concluso nulla, ne’ ho faticato piu’ di tanto…

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commenti
  1. Bosley ha detto:

    Il dramma è che la prossima generazione queste domande nemmeno se le farà…
    Ma tanto ormai noi saremo dei vecchi bontoloni rincoglioniti che diranno con nostalgia ” Ai miei tempi…”
    Checco,a parte tutto,una ventata di sano ottimismo mai,eh?!

  2. Alberta ha detto:

    Dai, ce n’e’ di gente in gamba. E se non sei contento di te e del resto, datti da fare. non sta scritto da nessuna parte che si debba rimanere sempre nelle stesse condizioni. That’s not a problem, it’s a challenge 😉

  3. sir charles ha detto:

    è possibile, semplicemente, che la vecchia generazione (tutte)non capisca la nuova.tutto ciò che non si capisce in qualche modo fa paura e di conseguenza è anche naturale criticarlo.

  4. Bosley ha detto:

    Caro sir Charles,sei veramente disdicevole.L’ultima volta che ho sostenuto il fatto che tutto quello che non capiamo ci fa paura me lo hai contestato. Non penso di intrattenere ulteriori rapporti con te.

  5. Skyler ha detto:

    Beh, certo, il contesto è cambiato. Per fare due chiacchiere una volta dovevi andare per forza al bar, altrimenti come facevi? E a forza di vederti sempre li’ l’oste ti conosceva per forza 🙂

    Ora si può fare lo stesso con i blog e le chat…e non dimentichiamo le serate chiacchierata (a volte anche molto impegnativa) e birretta via skype 🙂

    Questo ovviamente non sostituisce la parte reale della vita. Ma quella dipende da te e da come approcci il prossimo. La nostra generazione tende a disprezzare a priori la routine ma è proprio questa che ti permette di creare una rete di relazioni col contensto in cui vivi. Quando stavo a Milano, per esempio, avevo l’abituidine di fare la colazione da Cucchi (…che nostalgia le brioches integrali al miele…). Con il vecchio proprietario e i baristi la mattina scambiavamo sempre due chiacchiere e così col tempo abbiamo imparato a conoscerci. Ancora adesso quando ci torno si ricordano di me. Stessa cosa qui a Mosca con il calzolaio o con i camerieri del cafè dove faccio colazione nel week-end.

    E non ti preoccupare, il nostro turno sta arrivando. Dopo qualche decennio di ovatta il periodo delle grandi sfide e delle speranze da ricostruire è alle porte. Sei pronto? 🙂

  6. checco76 ha detto:

    Pronto e’ il mio secondo nome… E non spolvero i mobili!

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