Un piccolo ragionamento.

Non pagare le tasse equivale a ricevere dei servizi (prestazioni sanitarie, costruzione/manutenzione strade pubbliche, illuminazione, etc. etc.) senza pagarli. Equivale, quindi, a rubare.

Rubare è peccato, o almeno mi sembra di ricordare che lo sia… Non ero assiduo frequentatore del catechismo, ma ho una discreta memoria.

Allora mi chiedo: quale necessità ha il Cardinal Bagnasco di specificare che evadere è peccato? Tra i doveri del buon pastore non dovrebbe esserci anche quello dell’insegnamento? Ed allora così come spesso la Chiesa consiglia i credenti (e non) circa gli atteggiamenti sessuali, non dovrebbe (e non avrebbe dovuto in passato) ricordare/insegnare anche i comportamenti fiscali?

Se in passato non l’ha fatto, oltre che fare “mea culpa” in merito al pagamento dell’ICI, dovrebbe fare “mea culpa” per non aver indicato anche in materia fiscale la retta via..

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commenti
  1. Skyler ha detto:

    Beh, da un lato direi “Meglio tardi che mai!” 😀 Dall’altro temo che la questione sia molto un po’ più complessa.

    Vorrei condividere con voi una riflessione a proposito del rapporto tra la Chiesa e le tasse.

    Dopo aver letto questo post ho iniziato a frugare nella memoria per trovare riferimenti biblici alle tasse. Mi sono venute in mente due frasi e un fatto:

    a) “Dai a Cesare quel che è di Cesare”, famosa frase che si riferisce alla cacciata dei mercanti dal Tempio quando i sacerdoti, per mettere Gesù alla prova, gli chiedono se non è forse giusto pagare il tributo (=le tasse) a Cesare e lui risponde «Ipocriti, perché volete mettermi alla prova? Mostratemi la moneta del tributo». E dopo che loro gli mostrano una moneta continua: «Questa immagine e l’iscrizione, di chi sono?», loro rispondono: «Di Cesare» e lui allora dice: «Rendete dunque a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio».

    b) “Pubblicano, non riscuotere più tasse di quelle che ti sono state assegnate” (detta da Gesù o da Giovanni Battista, non ricordo). Su questa purtroppo non ho trovato riferimenti …potrei averla sentita in una ricostruzione cinematografica…chi lo sà…cmq non fa testo.

    c) Il fatto che: tra la varia “gentaglia” (come veniva concepita all’epoca) di cui si circonda Gesù c’era anche un “pubblicano” ovvero un riscossore delle tasse, figura che a quel tempo veniva spesso associata a quella di strozzino perchè esigeva dalla gente più soldi del dovuto intascandosi la differenza. Si tratta di Matteo, uno degli Evangelisti, che prima di convertirsi e seguire Gesù faceva di mestiere proprio il riscossore delle tasse.

    Ora, mettendo insieme questi tre elementi mi è venuto da pensare che al tempo di Gesù – e quindi nel contesto di tutto il Nuovo testamento che è la base teorica del Cristianesimo – le tasse venivano percepite come una costrizione, come uno strumento delll’oppressione di Roma nei confronti delle Province, come una richiesta irragionevole in quanto, alla fine, di tutte le tasse pagate solo una minima parte veniva utilizzata a favore del territorio (soprattutto se ribelle, come quello in questione) mentre la maggior parte veniva spartita tra i funzionari disonesti e lo stato centrale. Allo stesso modo, i riscossori delle tasse (che ci marciavano sopra) venivano visti con ostilità e disprezzo.

    Da tutto questo possiamo desumere che all’epoca il tema dell’evasione fiscale era un “non-tema” nel senso che evadere le tasse non era né pensabile né possibile.

    Perchè allora quella del Cardinal Bagnasco ci sembra un’affermazione così rivoluzionaria?

    Perchè in merito alle tasse, come per molti altri temi, con il passare dei secoli, le parole e il messaggio orgiinario del Vangelo sono stati stravolti dalla stessa istituzione che doveva promuoverli. In tema di tasse, una volta ottenuto il potere temporale la Chiesa cattolica ha superato il maestro, imparando presto ad usare lo strumento fiscale non solo per rafforzarsi ma soprattutto per arricchirsi. Ai tempi dei Romani molti dei tributi riscossi andavano spesi in guerre di espansione ma oltre a questi, va riconsciuto il fatto che molti ne andavano anche in strade, fognature, teatri che possiamo osservare tutt’ora. Quante infrastrutture utili al bene comune sono state costruite all’epoca del massimo potere papale? E invece quanti soldi sono stati investiti nella costruzione di chiese, monasteri e nel finanziamento delle Crociate? Si dirà, il fine delle due istituzioni era diverso e quindi la Chiesa non investiva nei beni (e servizi) a favore di uomini e donne terreni ma in beni “immateriali” come la celebrazione della grandezza di Dio e la conservazione e la trasmissione nel tempo della cultura. Ci potrei anche credere, se anche le più alte gerarchie della chiesa avessero deciso di vivere in poverà e se tra i “servizi” offerti non si fosse arrivato, ad un certo punto, all’assoluzione dai peccati dei vivi e persino dei defunti, in cambio di un “con-tributo” che ha scatenato le ire di Lutero e la scissione della chiesa protestante. Si è andato, insomma un po’ troppo in là.

    Ma tutto questo, si dirà, fa parte del passato. Noi viviamo nell’oggi e l’affermazione del Cardinal Bagnasco si riferiscono alla situazione odierna, non a secoli lontani.

    Vero. Ma allora, visto che quella dell’evasione fiscale è una carateristica che si è diffusa nei decenni e che ormai fa parte del dna dell’italiano medio, perchè fare un’affermazione di questo tipo solo ora, che siamo sull’orlo del precipizio?

  2. loranablog ha detto:

    Dopo qualche esperienza all’estero ho notato che dappertutto tutti cercano di evadere. Come in Italia, nel resto d’Europa cercano di pagarti in nero, ad esempio. pPer quanto riguarda gli scontrini, non saprei, forse ci sono leggi diverse che in Italia, ma sono sicuro che non sempre mi viene presentata una ricevuta.

    Naturalmente Tedeschi e Svizzeri dicono che sono solo gli stranieri ad evadere e a fatturare in nero. Ecco, gli Italiani non possono neppure dare la colpa agli stranieri 😀

    • checco76 ha detto:

      Morale: tutto il mondo è paese…

      La differenza, peró, mi sa che sta nella percezione che si ha del fenomeno evasione. L’altra settimana a Ballaró hanno mostrato un commerciante che tranquillamente, a telecamera accesa e volto scoperto, ammetteva che non batteva tutti gli scontrini, anzi, ne batteva solo qualcuno.
      Ecco io penso che quel commerciante sia ancora al suo posto a non battere scontrini. E, conoscendo gli italiani, non mi stupirebbe che nei giorni successivi qualcuno si sia compiaciuto, entrando nel suo negozio, di “vedere uno che è stato in TV”. Credo che in Svizzera ed in Germania se un esercente provasse pubblicamente a dire che evade le tasse (il che non significa che tutti gli svizzeri e tedeschi le pagano), non gli verrebbe riservata la stessa accoglienza.

  3. Skyler ha detto:

    Permettetemi di essere un po’ polemica. Quella di autoassolversi dicendo “anche gli altri lo fanno” è una caratteristica molto italiana.

    Per carità, l’evasione fiscale non è un’esclusiva del Bel Paese, ci mancherebbe, ma non venitemi a dire che il livelo di evasione in Svizzera, Germania o Francia è paragonabile alla nostra. A conferma di questo:

    http://opendatablog.ilsole24ore.com/2011/08/evasione-fiscale-in-ue-italia-sul-podio/#axzz1kYzpeNkD

    Vogliamo essere considerati tra i grandi d’Europa? Va bene, le basi ci sono e sono ottime, la strada però non è mai in discesa. Sì, perchè la grandezza di un Paese non si misura solo con il PIL ma anche in termini di autorevolezza e rispetto. E prima ancora di ambire a godere del rispetto degli altri dovremmo puntare a raggiungere quello interno – tra cittadini.

    Evadere le tasse così come non pagare il biglietto dell’autobus, saltare la fila, non fermarsi alle strisce pedonali, interrompere un altro mentre parla, considerare uno “sfigato” quello che restituisce un portafogli trovato per strada (senza prima averlo svuotato), tutti questi (e molti altri) sono segni di civiltà e rispetto tra concittadini – innanzitutto.

    • Lorenzo ha detto:

      Non per essere polemico, ma penso che proprio nessuno abbia la bacchetta magica per rendere l’Italia come altri paesi europei, almeno a livello di responsabilita’ civile e morale.

      “anche gli altri lo fanno” nel mio caso non era una scusante, ma era un modo per dire che la “rigorosita’” degli attuali tecnici al governo non risolvera’ moltoi, in quanto la gente come te e’ minoranza in Italia e la maggioranza aspetta che i buffoni che erano prima al potere tornino.

      Cmq capisco che quando si vive una certa realta’ la si voglia cambiare in meglio.

  4. carlet ha detto:

    Certo che se a lamentarsi sono dei dipendenti con ritenute solo del 50%, sanità, ferie e 13° pagata…
    Qualunque autonomno firmerebbe all’sitante se dovesse versare allo stato il 50€ dei guadagni, anche senza le altre agevolazioni.
    Detto ciò sarebbe il caso di iniziare a puntare il dito sui grossi evasori come ad esmpio,dati istat, il 78% della società quotate e grandi imprese hanno dichiarato da negativo a 10000€.Così a occhio direi che la quota evasa potrebbe essere mostruosa.
    Non discuto che tutti debbano pagare le tasse, ma prendersela con gli autonomi(stò generalizzando sulla categoria)è proprio da chi si fa indottrinare dall’informazione simil-televisiva senza neanche andare a spulciare un paio di numeri.

    • checco76 ha detto:

      A dire il vero la mia risposta non era contro i commercianti, ma sul fatto che nel nostro paese l’evasione non è percepita come qualcosa che non si dovrebbe fare, bensì come una cosa normale o addirittura giusta! Il fatto che “non si provi vergogna”, ed anzi con arroganza la si rivendichi, è proprio dell’Italia dei nostri giorni…

  5. carlet ha detto:

    Ho appena letto questa notizia che posto:
    A fari i conti ci ha pensato un’indagine di KRLS Network of Business Ethics per conto dell’Associazione Contribuenti Italiani, secondo la quale nello scorso anno l’imponibile evaso nel nostro Paese è cresciuto del 13,4%, per un totale di imposte sottratte al fisco nell’ordine di 180,7 miliardi di euro l’anno.
    Di questa cifra la fetta più grossa è rappresentata dall’evasione connessa all’economia criminale realizzata dalle grandi organizzazioni mafiose italiane e stranieri, con un evasione d’imposta pari a 78,2 miliardi di euro. Un’evasione che però è più difficile da stanare, visto le infiltrazioni profonde che le mafie hanno nella società e nel mondo delle imprese, soprattutto in alcuni settori.
    Al secondo posto troviamo le Big Company, che secondo l’indagine chiudono in perdita in un caso su tre evitando di pagare le tasse. Inoltre il 94% di queste Big Company abusano del “trasfer pricing” spostando costi e ricavi tra le società del gruppo di modo da trasferire fittiziamente la tassazione nei Paesi dove di fatto non vi sono controlli fiscali. Ciò porta a sottrarre all’erario circa 37,8 miliardi di euro all’anno.
    Chiude il podio dell’evasione, l’economia sommersa costituita dai lavoro nero che in Italia coinvolge quasi 3 milioni di lavoratori irregolari, compreso anche chi ha un contratto di lavoro dipendente e svolge in aggiunta un secondo o terzo lavoro. In questo caso l’evasione d’imposta è pari a 34,3 miliardi di euro l’anno.
    Troviamo poi l’area delle società di capitali italiane (escluse le Big Company) che, secondo l’indagine dichiarano redditi negativi o meno di 10 mila euro nel 78% dei casi, non versando le imposte. Molte di queste poi utilizzano teste di legno (prestanomi) tra i soci o amministratori. In quest’area l’evasione fiscale è attorno ai 22,4 miliardi di euro l’anno.
    Infine c’è l’evasione dei lavoratori autonomi e delle piccole imprese dovuta appunto alla mancata emissione di scontrini, ricevute e di fatture fiscali che sottrae al fisco circa 8,2 miliardi di euro l’anno.

  6. carlet ha detto:

    Ultimo dato poi smetto…
    Le Micro e piccole imprese in italia sono circa 4.100.000.(dati microimprese.eu)e corrispondono al 95% delle imprese italiane.
    Ora siamo sicuri di aver capito chi evade?

    • checco76 ha detto:

      Ecco, è proprio questo il principio che contesto. Se uccido un uomo e un altro ne uccide 100, non è che ciò mi renda meno colpevole.

      Ci sono gli enormi evasori, i grandi evasori, i medi evasori ed i piccoli evasori. Rimangono tutti evasori… Poi posso capire le necessità di alcuni, ma essere fiero di appartenere alla categoria proprio non lo capisco.

      • carlet ha detto:

        Sono daccordo sul fatto che non c’è da esserne fieri ma è giusto dare un peso e una misura a seconda della gravità del fatto. Evadere 2000€ non deve in nessun modo essere accostato a rubare 2.000.000 di €. In un caso possono servire per rimanere aperti o da criminali, andare una sera in più in pizzeria, nell’altro dieri di no.
        Il fatto che sia usanza comune da un lato e il vedere uno stato che butta nel cesso i soldi sprecando ovunque rende l’evasione tollerata quasi da tutti.(saresti stupito dal numero di clienti che si lamentano perchè gli ho fatto lo sconrtino).
        Le lamentele dei dipendenti credo siano dovute principalmente al fatto che non possono evadere e poi, ma poi alla giustizia.
        Ti senti un ladro o un evasore quando scarichi una canzone? e non dirmi che non lo hai mai fatto. Questo mi sembra un buon esempio per farti vedere che dal momento che non ti senti in nessun modo toccato dalla cosa non c’è nulla di male nel farla…e poi la fanno tutti.
        P.S. non tocco il mio settore perchè sarei di parte.

      • checco76 ha detto:

        Uhm… Tu hai ragione nell’analisi. Non lo nego. Il messaggio, che forse non sono riuscito a trasmettere, è che:
        1) evadere le tasse non è cosa buona
        2) ci sono motivi diversi per cui alcuni lo fanno e non tutti sono allo stesso livello
        3) chi evade non dovrebbe vantarsene (che siano 100, 1000, 1000000 di euro)
        4) fatte le premesse 1, 2, 3 e se tutti le condividiamo è giunta l’ora di pensare ad una revisione fiscale totale (se non ora, quando?) tale per cui i lavoratori dipendenti non siano gli unici che pagano sempre, gli autonomi paghino il giusto, le “big companies” non possano agevolmente sottrarsi al fisco…

        Per portare al termine il punto 4, peró, tutti dobbiamo essere d’accordo sui tre precedenti!

  7. carlet ha detto:

    Prometto che è l’ultima…
    Dividendo 8 miliardi di imponibile per 4 milioni di micro-piccole imprese fà la strfatosferica cifra di 2000€ all’anno!
    Chiudo scusandomi per O.T.

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