Perché Le Primarie Del Centro Sinistra Sono Inutili

Pubblicato: novembre 26, 2012 da checco76 in Attualità, Crisi Economica, Cronaca, Italia, Opposizione, Pensieri, Politica, Politici Italiani, Societa'
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Non hanno senso perché il Presidente del Consiglio, secondo la Costituzione vigente, lo nomina il Presidente della Repubblica su indicazione delle Camere.

Non hanno senso perché non è nota la legge elettorale con la quale si andrà a votare, o meglio, è nota e difficilmente vi sarà, se i sondaggi sono affidabili, una maggioranza in parlamento.

Non hanno senso perché, anche se tutti dicono il contrario, è evidente che puntano ad avere un altro governo presieduto da Mario Monti…

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commenti
  1. Daniele Galeone ha detto:

    Perfettamente inutili!…
    Quando la politica è oramai impotente ed inconsistente, ad essa si sostituisce la rappresentazione di una sceneggiata, la velleitaria pantomima, la vuota spettacolarizzazione, la personalizzazione: i candidati nelle vesti dei Supereroi della Marvel sono uno spettacolo! Tabacci nei panni di Silver Surfer poi grida vendetta!…
    L’esito delle consultazioni elettorali si può assolutamente e perfettamente prevedere non dai sondaggi, ma dal sistema elettorale con cui si va a votare; con quello che si sta preparando nessuno avrà la maggioranza, e, in un quadro di ingovernabilità, vi sarà un Monti-bis coadiuvato non da tecnici ma da ministri della stessa maggioranza che lo sostiene attualmente, che riprodurranno l’inciucio per autoconservarsi.
    Dunque partecipare a queste primarie-finzione-rappresentazione servirà solo a stabilire chi tra Renzi e Bersani riappoggerà Monti, e lo faranno comunque entrambi.
    Il bello è che pe’ stà cagata, una manica di cenerentoli e bambascioni che crede ancora alle favole ha pure pagato un biglietto di due euro!…
    Mah…Che il Signore ci protegga…
    D.

  2. Daniele Galeone ha detto:

    Chissà come mai i candidati alle primarie non parlano di questo…
    Missione Libia 2011 –
    Le operazioni “tenute nascoste agli italiani” rivelate dal generale Giuseppe Bernardis
    I bombardamenti dei caccia italiani sulla Libia sono stati tenuti nascosti per motivi politici. L’ammissione viene da una fonte particolarmente qualificata, lo stesso capo di stato maggiore dell’Aeronautica Militare, il generale Giuseppe Bernardis, che attribuisce questo deficit di comunicazione alla “situazione critica di politica interna” in cui viveva allora il Paese.Nel presentare un libro edito dalla Rivista Aeronautica – “Missione Libia 2011. Il contributo dell’Aeronautica Militare” – il generale non ha peli sulla lingua: negli oltre sette mesi di guerra in Libia, dal 19 marzo al 31 ottobre 2011, “è stata fatta un’attività intensissima – racconta – tenuta nascosta gli italiani, per questioni politiche. C’erano dei motivi di opportunità, ci veniva detto, e noi chiaramente non abbiamo voluto rompere questo tabù che ci era stato imposto. Questo è il motivo per cui questo volume esce solo adesso, un anno dopo, ed apprendiamo che velivoli italiani hanno condotto in sette mesi circa 1.900 sortite, per un totale di più di 7.300 ore di volo. Le missioni di bombardamento vero e proprio – autorizzate dal governo Berlusconi il 26 aprile, la prima venne effettuata il 28 nell’area di Misurata – sono state 456, solo considerando quelle di “attacco al suolo contro obiettivi predeterminati” (310) e quelle di “neutralizzazione delle difese aeree nemiche” (146), senza contare gli “attacchi a obiettivi di opportunità”, il cui numero è stato minore.Il capo di stato maggiore sottolinea “con orgoglio” il contributo “di primordine” fornito dall’Aeronautica, che nelle missioni Odyssey Dawn e Unified Protector ha schierato nella base di Trapani caccia F16, Eurofighter, Tornado e Amx, oltre ad altri velivoli, impiegandone fino a 12 nella stessa giornata. Un apporto fondamentale per la buona riuscita delle operazioni a guida Nato e che è stato fornito “senza incorrere in alcun incidente e senza causare danni collaterali”. “L’unico rammarico che ho avuto – scrive Bernardis nella prefazione del libro – è quello di non aver potuto fornire all’opinione pubblica un resoconto puntuale del nostro operato, per evitare ogni possibile strumentalizzazione; v’era una precisa volontà politica di non dire quello che si faceva in quanto c’era una situazione critica di politica interna”.

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