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Un parlamento eletto con una legge incostituzionale, la cui maggioranza ha ottenuto voti sulla base di un’alleanza che non esiste più, con un Presidente del Consiglio che ha sostituito il precedente mai sfiduciato, vuole cambiare l’assetto Costituzionale facendo una legge elettorale decisa con un pregiudicato…
In sintesi quanto sopra è la storia degli ultimi 5 mesi di politica Italiana…

Al di là di un #popoloitalianostaisereno (che non è ben augurante), mi sembra che ci sia ben poco da stare allegri!

Ma nessuno se la sente di scendere in piazza a dire che semplicemente non è accettabile?!?

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Tra 20 anni Claudio Abbado verrà ricordato e celebrato.

Tra 20 anni chi ricorderà ancora Renzi cercherà di dimenticarlo.

Eppure stasera, invece di ricordare in ogni modo uno degli italiani diventato grande nonostante l’Italia, tutti parlano di un accordo fatto tra due cialtroni.

Perdoni un’altra volta questo Paese ingrato, Maestro, e riposi in pace…


Lo ammetto… Ieri sera ho goduto un po’ meno rispetto a Giovedì.

Onore e merito alla Spagna!

Italia – Germania 2 – 1

Pubblicato: giugno 29, 2012 da checco76 in Attualità, Cronaca, Sport
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Sarei un ipocrita se negassi di aver goduto ieri sera quando l’arbitro ha fischiato la fine della partita…

😀


Il calcio in Italia è l’unica cosa seria.

Certo anche il calcio è corrotto, si veda l’ultimo scandalo sulle scommesse, ma l’italiano medio s’indigna di fronte alla corruzione nello sport più amato. Indignazione che nemmeno sfiora la sensibilità dei più quando la corruzione viene perpetrata negli appalti pubblici o in altri settori della vita quotidiana.

A far comprendere quanto il calcio in Italia sia più importante di tutto il resto ricordo un episodio carino: durante l’ultimo incontro tra Milan e Juventus (partita decisiva per le sorti del campionato), il portiere della Juve paró all’interno della porta il tiro di Muntari. Il gol era evidente, ma l’arbitro non lo vide. Al termine della partita il portiere dichiarò candidamente che non si era accorto che la palla fosse entrata, ma che, se anche se ne fosse accorto, si sarebbe guardato bene dal confessarlo all’arbitro. Apriti cielo! Si gridò allo scandalo e tutti a parlare di morale ed etica… Peccato che qualche tempo prima il Parlamento Italiano aveva votato a maggioranza sul fatto che fosse lecito ritenere possibile che “Ruby Rubacuori”‘fosse la nipote di Mubarak…

È di questi giorni un’altra situazione che rende l’idea di come il mondo del calcio in Italia sia più importante del resto. Antonio Cassano ad una domanda sugli omosessuali nel calcio ha risposta qualcosa del tipo:”Froci in nazionale? Spero di no”. OMOFOBO! SCELLERATO! DEVI CHIEDERE SCUSA!

Bah… Sinceramente non ho mai considerato Cassano un “opinion marker”, ma forse ci dimentichiamo che un certo Carlo Giovanardi, ex ministro della Repubblica Italiana, ha opinioni ben più estreme di Cassano, però, non mi ricordo così eclatanti levate di scudi…

Quindi, se sei un amministratore pubblico, un ministro o simili tutto ti è concesso, se invece fai il calciatore, beh, devi comportarti bene!!

Dura la vita del calciatore…


Ascolto il discorso del Ministro dell’Istruzione Profumo che parla al Quirinale in occasione della Festa della Donna e sono sconfortata. Ci ritrovo tracce della miopia di breve periodo di cui ho scritto nel post precedente e questo mi rammarica. Il tutto parte male già il titolo dell’incontro: “Lavoro e famiglia: conciliare si può”. Il Ministro incentra tutto il suo discorso sul tema della conciliazione. Lo stesso fa il Presidente Napolitano.

In un Paese in cui il 50% delle donne non lavora  e in cui la gravidanza e la maternità sono vissute come un ostacolo all’occupazione (non solo alla crescita professionale), ridurre la questione femminile al solo problema della conciliazione tra famiglia e lavoro è, ahimé, limitante.

Non si tratta solo di conciliazione. Il problema è comprendere che la nostra visone del ruolo della donna è contorto. Facciamo un esempio pratico. Immaginiamo una situazione ideale: una giovane coppia in cui entrambi lavorano in aziende solide che non penalizzano la maternità. Ebbene, tutto risolto? Per niente…

Già perchè nel nostro paese un’azienda che non penalizza la maternità è già di per sé una mosca bianca ed è convinzione comune che non le si può chiedere più di tanto. Nella migliore delle ipotesi, un’azienda di questo tipo non discriminerà la donna rispetto al suo collega uomo e chiederà a lei lo stesso impegno che chiede a lui, quindi la frase “Scusate non posso restare alla riunione delle 19h perchè devo andare a prendere mio figlio o percheè  devo andare ad accudire i miei genitori” non è accettabile. Si perchè “Se la donna vuole avere gli stessi diriti dell’uomo a far carriera, deve accettarne anche gli stessi doveri”. Posizione teoricamente ineccepibile. Nella pratica invece terribilmente discriminatoria.

Cosa succede, infatti, quando la campanella della scuola dei tuoi figli suona alle 13h e tu stacchi dal lavoro – nella migliore delle ipotesi – alle 18h? Cosa succede quando i tuoi genitori invecchiando non sono più autosufficienti e hanno bisogno del tuo aiuto? A chi ti affidi? Alle strutture private perchè quelle publbiche non ci sono. E quanto costano le strutture private? Un asilo nido privato aperto fino a tardi costa in media 600 Euro al mese. L’assistenza a domicilio di persone anziane è di gran lunga più costosa. Il costo della benzina sta salendo in maniera vertiginosa ed è notizia di questi giorno che le famiglie italiane spendono più in carburante che in cibo. In tutto ciò gli stipendi – delle donne in maggior misura ma anche degli uomini – sono tra i più bassi d’Europa. Allora che fare?

L’economia domestica non è alta finanza, è molto semplice: a meno che almeno uno dei due non non sia un dirigente che guadagna molto, i soldi non bastano. E allora cosa si fa? A conti fatti conviene che uno dei due resti a casa. E, se la situazione non lascia scampo, chi lo farà? Quello tra i due che sopporta meglio questo tipo di cambiamento. Un uomo senza lavoro si sente privato della sua dignità e della sua ragione di esistere, sfido chiunque a sostenere il contrario. Una donna anche, ma la natura l’ha fatta in modo che una componente fisica del suo cervello trovi nella cura dei suoi famigliari un senso che le permetterà di andare avanti nonostante tutti i sacrifici fatti per arrivare dov’era.

Uomini e donne, quindi, non sono uguali in tutto e per tutto e questo andrebbe compreso e ammesso.

Donne, smettiamola di perseguire gli stessi diritti degli uomini. Noi abbiamo bisogno di privilegi. Lo dico senza nessuna vergogna ne scrupolo. Un uomo, lavorando produce ricchezza per la sua famiglia e per il paese. La donna, lavorando produce ricchezza, avendo figli “produce” futuro, mettendo in secondo piano il proprio sviluppo professionale per crescerli favorendo lo sviluppo delle loro inclinazioni contribuisce alla salute mentale della società del domani, accudendo gli anziani garantisce la conservazione della memoria. I piatti della bilancia non sono uguali e quindi il trattamento non dovrebbe essere uguale ma superiore.


Dal momento in cui è salito al potere il Governo Monti l’Italia smebra essersi svegliata da un lungo torpore durante il quale l’estremizzazione del conflitto tra i due schieramenti principali aveva fatto perdere di vista la realtà nella quale vivevamo. Tra chi proponeva il Partito della gnocca e chi ripeteva fino allo sfinimento che Berlusconi doveva dimettersi, persino i più imperterriti sosotenitori dell’utilità della politica iniziavano a gettare le armi per sfinimento.

Poi, di colpo, tutti – anche quelli che di politica non si interessavano più da anni – ci siamo bruscamente svegliati trovandoci sull’orlo del baratro del default. L’angoscia è stata tanta perchè, anche senza capirne profondamente le conseguenze, tutti intuivano che si trattava di “qualcosa di grosso”, un’onda anomala che ci avrebbe travolti tutti senza eccezioni. E allora grande sostegno al salvatore della patria e ai suoi volenterosi collaboratori anche se non sono usciti da una consultazione elettorale.

Bene, ora che il momento peggiore sembra passato e che possiamo guardare al tutto da una prospettiva un po’ più ampia e meno condizionata dal panico, la domanda del giorno sembra essere questa: se dei tecnici che fino al giorno prima facevano altro sono riusciti a risollevare le sorti del paese in così poco tempo, a che serve la politica? I partiti hanno fallito?

Crisi dei partiti e crisi della democrazia. Nei sondaggi aumenta in modo esponenziale il numeo degli indecisi e di quelli che non intendono andare a votare. Aleggia nell’aria la fatidica domanda: “E adesso come faccio a votare le solite vecchie facce dopo aver visto che dei “tecnici” sono riusciti a fare più cose in 100 giorni che i vari governi politici in anni?” (lasciamo per il momento da parte la discussione sul merito dei provvedimenti).

La domanda è più che legittima. Io stessa, confesso, mi trovo per la prima volta in serio imbarazzo. Sì perchè anche quando molti mi dicevano che non andavano a votare perchè “tanto non cambia nulla” io ho sempre sostenuto che andare a votare è un dovere, oltre che un diritto, e che se si rinuncia a questo diritto-dovere si lascia il paese in mano a pochi gruppi clientelari che si autoalimentano tagliando fuori la società civile.

A posteriori mi chiedo se avevano ragione loro. Forse sì… Sì perchè ora, alla sola idea di rivedere sulla scheda gli stessi nomi in coalizioni più o meno probabili e con nomi di partiti più o meno nuovi, provo – francamente – disgusto.

Senza peccare di megalomania credo che su questo, i diretti interessati dovrebbero interrogarsi:

Com’è possibile, infatti, che persino un’elettrice che ha sempre votato e che in passato ha speso fior di quattrini guadagnati con fatica per rientrare dall’estero in giornata al solo scopo di poter esprimere il proprio voto, è arrivata al punto di avere quasi la tentazione di votare scheda bianca?

La risposta gliela do io – onde evitare che la snaturino.

Non è l’istituzione “partito” che ha fallito, ha fallito l’attuale classe dirigente. Io mi rifiuto di votare le stesse facce che ci hanno portato al baratro. Mi rifiuto di votare partiti che cambiano nomi ogni due per tre ma che hanno sempre le stesse persone al loro vertice. Mi rifiuto di votare persone che alla semplice domanda: “Come vi immaginate l’Italia tra 20 anni?” non sono in grado di darmi una risposta. Mi rifiuto di votare persone che non si fanno vedere neppure a ridosso delle elezioni. Mi rifiuto di continuare a dare il mio implicito sostegno ad un sistema che è tutto orientato al breve- o al massimo al medio-periodo (quest’ultimo ragionamento vale per la politica come per l’economia e la finanza) lasciando alla sorte e al caso il mio futuro. Personalmente parlo al centro-sinistra:

Fatevi entrare in testa che abbiamo bisogno di una prospettiva in cui credere e che il nostro voto andrà a chi la saprà immaginare. Punto.