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Premiare il merito.
Ma cos’è il merito?

Io me lo chiedo da tempo. È forse fare bene il proprio lavoro nei tempi stabiliti? A prima vista sembrerebbe di sì… Ma quell’aggettivo “bene” cosa significa? Difficile da spiegare.

E poi nei tempi stabili; chi li stabilisce i tempi? Quasi mai chi detta i tempi è colui che li deve rispettare.

Oramai lavoro da più di dieci anni e una cosa l’ho imparata: le aziende non premiano il merito, premiano la disponibilità. Non è una critica, è un fatto. Tra l’altro non ritengo che sia neppure sbagliato, nel senso che è comprensibile che una organizzazione premi chi si dedica di più all’organizzazione stessa.

Non è una condizione sufficiente, ci mancherebbe, ma è sicuramente una condizione necessaria.

È proprio per questo che oggi come oggi si cerca di rendere i lavoratori più dipendenti dalle aziende (più precari) in modo che siano disponibili. Si interviene sui contratti e sulle forme di lavoro, infatti. Se si volesse creare merito, s’interverrebbe sulla scuola e l’università. Si vuole aumentare la base dei disponibili.

No, oggi non si “premia” il merito si “premia” chi è disposto a sacrificare se stesso per l’azienda… È il motivo per cui le donne sono discriminate; per cui società come Apple pagano il congelamento degli ovuli delle proprie dipendenti…

Io,quindi, diffido di chi mi parla di merito… Se ci fosse ancora qualcuno a seguire questo vituperato blog, chiederei opinioni, ma probabilmente rimarrò con la mia sola…

Tristezza…

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Cosa nel mondo del lavoro oggi conta di più? Una grande competenza o una rete di contatti molto estesa?
Ovvio che dipende dal ramo, ma siete sicuri che i medici più bravi diventino primari? Io no…
E quando si parla di competenze di cosa si tratta?
Sarò molto onesto, io spesso faccio fatica a spiegarmi il mondo che mi circonda perché la realtà contrasta fortemente con le categorie che vengono utilizzate per definirla. Un esempio. Oggigiorno tutti vogliono essere Manager!!! Manager significa gestore. Pochi capiscono (o molti forse fanno finta di non capire) che è la parola che precede quella manager che qualifica l’attività e che richiede competenze specifiche. Inoltre, la parola qualificante è, a sua volta, ulteriormente specificata dal contesto.
Le competenze sono difficili da acquisire e, paradossalmente, ingessanti in termini di carriera. Meglio qualche buono ed elevato contatto…


Oggi mi hanno detto che sono sempre pessimista. Ammetto che non sono propenso a facili entusiasmi, quindi in parte è vero. Rimane il fatto che preferisco affidarmi alla statistica.

Se vi è almeno il 65% di possibilità che ciò che vorrei si realizzi, ci spero molto.

Se vi è tra il 40% ed il 60% di probabilità di successo, sono un po’ meditabondo.

Sotto il 40%, beh, è vero… Non ci credo molto…

Di fronte al 99% di probabilità d’insuccesso, sarò anche pessimista, ma sperare che si realizzi l’1% è quantomeno illogico.


Vi do un Piccolo consiglio per valutare le conoscenze di un collega, il suo grado di professionalità e la sua competenza. Il test, in pratica, consiste nel fare al collega/cliente/fornitore una domanda su un tema specifico. Vi può rispondere fondamentalmente in 3 modi:
1) conosce la risposta;
2) ci deve ragionare sopra e vi farà sapere;
3) vi risponde che è necessario un meeting.

Le risposte 1) e 2) sono buone. Ha capito la domanda, in un caso è sicuro della risposta e nell’altro semplicemente cerca conferme e – al più – se ne riparlerà.

Nel terzo caso, invece, sappiate che non sa nemmeno di cosa state parlando. Non lo immagina neppure!
Provare per credere!!!

La competenza dei professionisti è inversamente proporzionale al tempo che trascorrono in riunioni… Eppure vi assicuro che c’è una foltissima schiera di strapagati “professionisti” che ritiene che il proprio compito si limiti a prenotare sale riunioni.

Nota a margine: molti si vantano anche del titolo di “Manager”…


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Continuiamo con la serie “Chicche di Strada“!

Il biglietto era appeso alla porta d’ingresso del nostro stabile. Ora, con tutto il rispetto per l’autrice, proverò a farne l’esegesi.

“Ragazza con esperienza”: sarei molto interessato a capire a che genere di esperienza faccia riferimento;

“Da”: spero che tra “tutte le materie” l’aspirante insegnante non includa anche l’italiano, non vorrei che lezioni d’italiano venissero impartite a mio figlio da una persona che confonde un verbo con una preposizione…

“Lezioni di ripetizioni”: aaaahhhhh ora è chiaro! Non impartisce lezioni, ma insegna come fare ripetizioni! È una specie di corso per professori, ora è chiaro!

“Per ragazzi”: evidentemente si rivolge al solo genere maschile… Ora capisco la “ragazza di esperienza”!

Ritengo che l’autrice del biglietto debba riceverle piuttosto che impartirle le ripetizioni! Ma almeno un po’ d’amor proprio…

Vabbè…

Difficile È…

Pubblicato: ottobre 18, 2012 da checco76 in Ingegneria, Job, Lavoro, Pensieri, Vita Quotidiana
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Dover sostenere e far accettare ad altri una metodologia di lavoro che non si condivide…


Non c’è nulla da fare, bisogna solo esserne coscienti ed assumersene le conseguenze: dire ciò che si pensa è solo ed esclusivamente controproducente.

C’è, però, da fare un distinguo. Dire ciò che si pensa non equivale a disobbedire agli ordini. Anzi…

È un vero peccato, ma non per chi non tace le proprie opinioni, bensì per coloro che non le ascoltano. Succede così che chi ha responsabilità si circondi dei famosi YES-MAN, i quali darebbero ragione anche a chi gli dà degli idioti, dimostrando così tutte le loro capacità e spessore…

Se Edward John Smith – capitano del Titanic – non avesse preteso che tutti gli ufficiali venissero dalle navi precedentemente da lui comandate, forse avrebbe trovato qualcuno che la notte del 14 Aprile 1912 gli avrebbe detto:”Ciccio, andiamo un po’ più a Sud, perché qui intorno mi sembra di stare in un Martini con ghiaccio”!

Ciò non significa che chi “contesta” abbia sempre ragione, altroché! Ma la dialettica – fatto salvo che alla fine decide uno solo – aiuta ad evitare di fare/dire un po’ di errori…

Almeno io la penso così ed è il motivo per cui non farò mai carriera! 😀